Sparare a zero su Rifondazione, nuovo sport estremo di Pisapia

Mi sono sempre domandato quale potrebbe essere il limite della disonesta intellettuale, forse non lo saprò mai.

Il progetto dell’unione di tutte le anime della sinistra, una sinistra che rinneghi qualsiasi possibilità di un’alleanza con il Partito Democratico, non piace a tutti.
Dunque, il Sindaco di Milano Pisapia – esponente di spicco di Sinistra Ecologia e Liberà – ha affermato qualche giorno fa che non si può costruire una sinistra unita con le “mummie” di Rifondazione Comunista (Pisapia – insieme alla Boldrini – qualche settimana fa ha espressamente affermato che il nemico della sinistra non è ne Renzi e ne il PD, cosa veramente assurda).
Dal mio punto di vista quando qualcuno dice una cosa del genere dovrebbe avere un minimo di onesta intellettuale e in questo caso non ce n’è traccia.
Io non credo che Rifondazione Comunista meriti questo appellativo e quando è una persona come Pisapia a esprimere questo aggettivo per me si crea un paradosso, perché non c’è niente di più vecchio di una persona di “sinistra” che si allea con un partito neoliberale di grandi dimensioni solo e unicamente per opportunismo.
Chi vuole allearsi con il pd di Renzi dovrebbe andarsene e avvicinarsi all’area di governo, punto.

Dispotismo in Coop Italia, libertà di ricatto e sfruttamento


Prima la beffa:
“Dovreste baciare a terra dove è più sporco e dire grazie se avete un lavoro” dice il dirigente della Coop ai lavoratori. Poi l’intimidazione: “Se domani scioperi rischi il posto”. Ed è così, tra “avvertimenti” e ricatti, che i lavoratori della Coop – e delle altre catene della Grande Distribuzione – si preparano allo sciopero nazionale di domani contro la riduzione dei salari e il taglio delle maggiorazioni per il lavoro festivo e domenicale. Ma non solo: “Vogliono intervenire anche sul trattamento di malattia”, spiega un lavoratore intervistato da Post Viola. “Ci chiedono di lavorare le domeniche e i giorni festivi e pretendono pure di non pagarceli. E, quel che è più sconcertante, è che non possiamo nemmeno ammalarci”. Benvenuti nel “Lager Coop”. Quello che un tempo era il simbolo dell’emancipazione imprenditoriale della sinistra in chiave cooperativa oggi è diventato un tempio dello sfruttamento più cinico e sfrenato. “Non saranno i ricatti ad impedirmi di scioperare domani”.  Continua a leggere su Violapost.it

Il femminismo ha perso?

Da Men’s Right Activist Firenze

guillaume_herbaut_2Qualche giorno fa passai davanti all’edicola e noto la copertina de L’Espresso intitolata “le donne hanno perso” e ritraeva un gruppo femminista chiamato Femen. Lo prendo e leggo un articolo molto esaustivo di Sabina Minardi sul femminismo.
Prima di porre un critica sul quadro generale del femminismo moderno, vorrei criticare alcuni punti dell’articolo che possono dare uno spunto per una critica sul tutto.

Una delle cose più ambigue che affligge il mondo femminista è la classe sociale di alcune persone di spicco come Christine Lagarde

“Anche se <<quando a parlare è una donna gli uomini fanno altro: chi chiacchiera, chi controlla l’email>>, ha raccontato all’Huffington Post Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale”

Questo è un dei nodi più critici del femminismo: far parlare, a nome delle femministe, Christine Lagarde.
Il femminismo dell’uguaglianza negli anni ’70 era anche accompagnato dalle lotte per la giustizia sociale e dare spazio e sfogo nel mondo femminista a personaggi come Christine Lagarde e Hillary Clinton, donne dei poteri forti e ai vertici del potere finanziario e politico che farebbero di tutto pur di strozzare le classi sociali meno agiate, è già un fallimento. In tal caso bisogna ammettere che il femminismo è ostaggio delle donne bianche e benestanti come dice Eretica.

Secondo alcune femministe invece di avere una uguaglianza di genere vorrebbero vorrebbe soverchiare il “patriarcato” con “matriarcato” come Camille Paglia

“Secondo la sociologa Camille Paglia: <<Impegnate a cancellare ogni retorica della maternità, hanno perso la consapevolezza del loro potere sugli uomini>>”

Come prego? Ma il femminismo non combatteva per l’uguaglianza di genere? Non so chi sia Camille Paglia, ma credo che debba rivalutare la sua posizione di “femminista”. Soverchiare quello che le femministe chiamano “potere maschile” instaurando il potere femminile ottieni una diseguaglianza di genere non una parità di genere.

Terzo e ultimo punto su cui mi soffermo riguarda un po’ l’ipocrisia di certe “femministe”, che non fa altro che allontanare le nuove generazione al mondo femminista

“<<Certo che le battaglie non sono esaurite, ma riguardano il piano privato, il rapporto uomo-donna: gli uomini uccidono ancora le donne; il “mammo” è una pura invenzione>>”

E qui Sabina Minardi tocca il tema del femminicidio; non voglio parlare della mia posizione critica per quanto riguarda l’utilizzo di termine, se si utilizza la parola femminicidio allo stesso tempo dovremmo parlare di maschicidio. Uno dei motivi per cui il femminismo viene visto come una minaccia dal genere maschile e in alcuni casi anche dal genere femminile riguarda il fatto che in molti casi movimenti femministi si occupano solo ed esclusivamente degli omicidi delle donne operati dai propri partner maschi e mai delle uccisioni degli uomini da parte delle loro compagne. E in tutto il femminismo sbaglia, perché secondo alcune autorevoli fonti la differenza numerica tra il “femminicidio” e il “maschicidio” è minimale. E del resto, solo poche femministe sprecano minuti del loro tempo per parlare delle false accuse di violenza domestica e sessuale.

Ovviamente ci sono punti in cui mi trovo molto d’accordo

” Detto ciò, è chiaro che c’è stato un problema di trasmissione della militanza femminista. Anche per colpa delle donne: il femminismo della differenza, che ha avuto più visibilità, ha creato una sorta di teologia, producendo un linguaggio oscuro, ostico, moraleggiante. Un modo di parlare, e di tenere separati il mondo di lui e il mondo di lei, nel quale le più giovani non si ritrovano. Ne hanno, anzi, paura e fastidio: se la denuncia della mancata parità le getta nel ruolo di vittime non ne hanno alcuna voglia>>”

Parlando in generale, il problema del femminismo dell’uguaglianza è che oramai componenti del femminismo più radicale, soprattutto quello di genere, ha preso buona fetta dell’opinione pubblica riempendo le menti delle persone con vittimismo, moralismo e a volte istigando l’odio verso il genere maschile. Infatti raramente in televisione o sui giornali cartacei potrebbero apparire personaggi appartenenti ai movimenti mascolinisti o personaggi tipo Eretica, perché danno fastidio e potrebbe far cadere un castello di carta che molti e molte sedicenti femministe tentato di tenere in piedi da anni.

Di conseguenza le femministe dell’uguaglianza spesso trova difficoltà a mettere ai margini il femminismo di genere, persone che hanno trasformato la parola “femminismo” in una parola che ghettizza, che allontana le persone invece di avvicinarle e spesso viene visto come una minaccia soprattutto dal genere maschile. Tutto ciò è stato causato dalle posizioni che alcune femministe hanno preso in passato, ad esempio: Warren Farrel, ex femminista e personaggio di spicco del mascolinismo, faceva parte della direzione del NOW (National Organization for Woman) e se ne andò dopo che questa organizzazione si schierò contro l’affidamento condiviso.

Il femminismo ha perso? Non lo so! Sono un mascolinista e non sta a me decidere se il femminismo ha perso oppure no, ma sta di fatto una buona parte del femminismo si basa sulla concezione del maschile rappresentato come il male e del femminile rappresentato in forma angelica, una concezione che PER FORTUNA è stata ampiamente superata e tutto ciò lo possiamo trovare nelle dichiarazioni riportate dal filosofo Slavoj Zizenk riportate da Sabina Minardi:

“<<Non credo in una soggettività maschile fallocentrica, imperialista, guerrafondaia, e una femminile ecologica, armoniosa, olistica, pacifista e cooperativa>>”

Un’altra piccola bugia

Prato (e provincia)

I proponenti del nuovo aeroporto di Firenze rifiutano di prendere in considerazione ogni confronto in merito al Piano di rischio relativo al nuovo Aeroporto di Firenze
Anche nelle integrazioni e nelle controdeduzioni prodotte nel corso dell’iter di Valutazione Ambientale si continua a rispondere alle osservazioni rimandando alla competenza di ENAC  e al  recepimento del piano negli strumenti urbanistici dei singoli Comuni.

Praticamente ENAC, proponente dello studio d’Impatto Ambientale, rifiuta di confrontarsi su una grave problematica, rimandando alla sola propria e indiscutibile competenza  e alla “competenza” dei comuni che dovranno semplicemente adottare forzatamente dei vincoli sovraimposti.

Infatti il Piano di rischio e le zone di tutela non dipendono da successivi approfondimenti, ma sono già determinate, in quanto dettagliatamente prescritte dal  Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti (edizione 2014).

Riassumendo tali prescrizioni, nelle zone di tutela A, B, C e D vanno evitati:

  • nuovi insediamenti ad elevato affollamento, quali centri commerciali, congressuali e sportivi a forte concentrazione, edilizia intensiva, ecc… ;

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Interessi personali ai danni dei cittadini

11374121_488853117941748_1890599582_nIl 2 Ottobre 2015 a Signa (FI), presso la Chiesa di San Mauro a Signa, si svolta un’assemblea pubblica del comitato Signa No Inceneritore. Ho ascoltato interventi molto interessanti di esperti e cittadini, molto realistici e battaglieri, altri ironici e scherzosi per allietare il clima di preoccupazione che si respirava.
Di che cosa si è parlato? Forse alcuni cittadini della Piana fiorentina lo hanno già capito, si è parlato dell’inceneritore di nuova generazione che l’amministrazione fiorentina e regionale voglio costruire a Case Passerini, tra Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino.
Non voglio parlare dell’incontro, ma della creazione dell’inceneritore e di chi ha interesse a volerlo creare.
Molti amministratori della piana fiorentina ritengono che l’unica soluzione all’emergenza rifiuti sia l’inceneritore; non solo nella Provincia di Firenze, ma anche nelle altre zone d’Italia. I cittadini della piana vengono già da una esperienza negativa con gli inceneritori, l’inceneritore di San Donnino (FI) aveva abbassato notevolmente la qualità della vita nelle zone circostanti, lo stesso vale per le zone di Parma e Brescia.
Purtroppo gli inceneritori di nuova generazione non sono da meno in quanto, secondo gli esperti, i sistemi di filtraggio di questi impianti non riescono a trattenere le polveri sottili, come la diossina, e i metalli pesanti che una volta entrati nell’organismo umano posso rimanerci per molti anni creando gravi danni alla salute.
Gli inceneritori vengono finanziati dalle bollette dell’Enel con un sistema che incentiva la creazione degli stessi inceneritori (a differenza degli altri paesi) accantonando sistemi di smaltimento dei rifiuti come la raccolta differenziata e la strategia Rifiuti Zero, alternative molto più valide e molto più ecologiche che possono creare anche dei posti di lavoro.
L’inceneritore di Case Passerini dovrebbe incenerire oltre 540 tonnellate di rifiuti al giorno e 198.000 tonnellate annue, esso verrebbe gestito dalla Q.tHermo.
La Q.tHermo è una società creata ad hoc per la progettazione dell’inceneritore ed è formata per il 60% da Quadrifoglio e per il 40% da Hera. Per capire chi ha interesse a creare l’inceneritore dobbiamo capire cos’è Hera, chi la gestisce e chi ci guadagna.
Hera è una società di multi servizi che in particolare si occupa della gestione di gas, luce, acqua e rifiuti. Essa ha settantasette impianti, di cui sette inceneritori, ed è la più la grande società italiana nella gestione dei rifiuti. Hera tratta circa 6,3 milioni di tonnellate di rifiuti e serve circa 3,3 milioni di cittadini per la raccolta dello smaltimento di quest’ultimi. Ai giorni nostri Hera Spa controlla: 50 consigli di amministrazione, 50 presidenti, 50 collegi sindacali.
La parte azionaria di questa società composta da: 24.000 investitori privati, 209 azionisti pubblici (come i comuni), 404 investitori professionali. In poche parole è formata da enti pubblici che hanno circa 57,6% di azioni, investitori istituzionali con circa il 30,5% e da investitori privati che hanno circa l’11,1%. In pratica all’interno della società si ha una forte presenza sia del pubblico che del privato.
Veniamo alle questioni economiche. Sui profitti di Hera ci guadagnano sia azionisti pubblici e privati, un società unicamente fondata sul business e sul profitto. La società agisce secondo le regole del libero mercato oscillando tra pubblico e privato. Nella parte pubblica, Hera gestisce dei servizi che prima erano gestiti da società pubbliche prede della politica clientelare che ha trasformato la sfera pubblica in un insulto agli occhi della gente. Nella parte pubblica invece sfrutta le persone e i territori per i propri profitti personali, fregandosene delle conseguenze sull’ambiente e sulle persone che lo vivono. E la cosa fondamentale è che essa fa quadrare i bilanci dei comuni imponendo, molto probabilmente, il controllo indiretto su di essi.
Le persone che ovviamente ne guadagneranno di più sono i membri del Consiglio di amministrazione che vengono nominati dai partiti politici,spesso sono persone che non competenze o requisiti per lavorare in quel tipo di settore, e anche il presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano indagato per reati ambientali: come lo smaltimento dei rifiuti tossici trovati nei terreni di Hera a Bologna.
Qualcuno più trent’anni fa l’avrebbe chiamata questione morale.